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Carta d’intenti dei movimenti contro l’inceneritore del Mela

Carta d’intenti dei movimenti contro dell’inceneritore della valle del Mela.

Contro l’inceneritore, per la valorizzazione non termica dei rifiuti.

Per una uscita dall’industrializzazione pesante, uno sviluppo inclusivo, diffuso, rispettoso delle vite, del territorio e del paesaggio.

don't panicIl 27 settembre del 2014 un evento tragico ha sconvolto le vite dei cittadini della Valle del Mela e delle sue adiacenze. Uno dei serbatoi della raffineria di Milazzo prese fuoco e centinaia di migliaia di litri di virgin nafta bruciarono per giorni. La colonna altissima di fumo nero e fiamme era visibile da Oliveri fino a Villafranca Tirrena. Gli uomini e le donne del territorio capirono in quel momento quanto fosse precaria la loro esistenza sul territorio, si accorsero di nuovo che gli immensi serbatoi dell’industria erano a poche decine di metri delle loro case. Una grande corteo che pretendeva il rispetto delle vite, più importanti dei profitti di pochi, partì dalla chiesa della Madonna della Catena di Archi, guidata da Don Giuseppe Trifirò, figura storica delle lotte per la salute e per l’ambiente nel comprensorio del Mela.

Da allora un variegato cosmo di movimenti, costituiti da liberi cittadini, comitati spontanei, associazioni e amministrazioni locali, si è riunito per pretendere con forza un deciso cambio di rotta nel modello di sviluppo del territorio, la sua bonifica e l’arresto dell’industrializzazione inquinante e distruttiva. Insieme si oppongono alla funesta ipotesi che la centrale termoelettrica di San Filippo del Mela-Archi venga trasformata in un enorme inceneritore di rifiuti.

Questa è infatti la volontà manifestata da A2A/Edipower, società proprietaria dell’impianto, e ad agosto 2015 suffragata ad arte dal governo “Renzi”, che col decreto “sblocca Italia”, ha previsto 12 nuovi impianti di incenerimento in tutta Italia, due dei quali due in Sicilia.

Per la loro costruzione il decreto prevede un iter semplificato, da cui vengono estromesse la volontà delle comunità e delle amministrazioni locali. Pertanto il carico di morte, devastazione ed ulteriore stupro dei territori, quali gli inceneritori rappresentano per la collettività tutta, verrebbe imposto dall’alto come ad emulare il ventennio.

Dopo decenni di produzione di energia elettrica, causa di elevatissimi costi sanitari, ambientali, economici e sociali, l’unica via per mantenere in vita un impianto di produzione obsoleto, antieconomico e inadeguabile alle normative ambientali e sanitarie vigenti, quale è la CTE di San Filippo del Mela, è secondo A2a/Edipower, quella di trasformarlo in un bruciatore dei rifiuti, opportunamente separati dal vetro, ferro ed umido, denominato quindi, Combustibile Solido Secondario (CSS).

La combustione del CSS avrà un alto impatto sanitario e ambientale, del tutto assimilabile a quello degli inceneritori, basti pensare che a bruciare saranno soprattutto plastiche e derivati petroliferi vari.

Il potere calorifero del CSS è direttamente proporzionale al contenuto di Cloro e Mercurio. La concentrazione del Cloro è indice di quanta diossina e composti clorurati si formeranno durante la combustione dei rifiuti, processo che libera nell’atmosfera i micidiali metalli pesanti, come il mercurio.

Le persone del comprensorio, i gruppi informali, le associazioni, le organizzazioni di categoria, le amministrazioni e i movimenti firmatari di questo documento, si oppongono fermamente all’incenerimento dei rifiuti, quale strategia per la prosecuzione di una gestione infausta e in particolare difendono la valle del Mela dall’ennesimo attacco, a tutto vantaggio di pochi e concentrati interessi economici e politici.

Essi concordano sui fatti di seguito elencati:

-È falso che la combustione di rifiuti o di combustibili derivati (CSS) migliori l’impatto sanitario e ambientale dei combustibili fossili. Essa in realtà introduce nuovi inquinanti, classificati come sicuramente cancerogeni, tra i più pericolosi in assoluto per la salute umana: le diossine, il PCB, i furani e i metalli pesanti. L’inceneritore, opererebbe in un territorio, quello della Valle del Mela e delle sue adiacenze, già pesantemente contaminato, come formalmente riconosciuto dalla regione Siciliana e dal Ministero dell’Ambiente, così da classificarlo Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale e Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche ambientali, ad oggi vergognosamente disattese, nonostante i copiosi fondi Europei a disposizione da diversi anni.

-È falso che la combustione di rifiuti o di combustibili derivati (CSS) possa essere considerata un’alternativa ai combustibili fossili nella produzione di energia elettrica. I rifiuti hanno un rendimento energetico molto più basso. Per produrre una piccola parte dell’energia normalmente prodotta in una centrale termoelettrica si dovrebbero incenerire quantità enormi di rifiuti e sostenere la combustione con altri combustibili, come l’olio o il carbone. Nell’inceneritore di San Filippo del Mela, ad esempio, A2A/Edipower vorrebbe bruciare circa 467 mila tonnellate ogni anno, emettendo 400.000 metri cubi di fumi. Ogni metro cubo conterrà 50 pg di diossina, per un valore complessivo di 175 mg di diossina ogni anno (secondo i dati forniti da A2A). La dose letale della diossina è di 0,001 mg pro kg, per intossicazioni acute e mortali, ma comunque a dosi anche meno elevate e persistenti, esplica effetti mutageni e cancerogeni. Altro che emissioni zero! Tutto questo a fronte di una risibile produzione di energia elettrica, appena 54 MWh, contro i 160 MWh prodotti da un solo gruppo in smantellamento!

-È falso che la combustione di rifiuti o di combustibili derivati (CSS) sia l’unica soluzione per la salvaguardia dei circa 150 posti di lavoro della CTE di Archi. Un sistema integrato per la gestione dei rifiuti basato sulla differenziata spinta e sul trattamento meccanico biologico, gestito a livello comprensoriale, potrebbe facilmente assorbire ben più dei 150 addetti promessi, così come documentato, tra gli altri, dal Consorzio Nazionale Imballaggi.

-Un inceneritore danneggia la finanza pubblica. Un impianto come quello che si vorrebbe costruire a San Filippo del Mela sarebbe di proprietà di un grande gruppo industriale totalmente estraneo al territorio, il quale riverserebbe sulla comunità locale le esternalità economiche e sociali generate. Tra queste le più rilevanti sarebbero i costi della spesa sanitaria, le quali aumenteranno proporzionalmente all’immissione di PCB, diossine, furani e metalli pesanti, come ampiamente dimostrato dalla letteratura medico-scientifica. Inoltre, grazie al decreto Clini del 2013 che include i rifiuti e il CSS nella categoria delle energie rinnovabili, la proprietà percepirebbe i cospicui incentivi CIP 6, prelevati mensilmente dalle tasche dei contribuenti tramite la bolletta elettrica.

-Un inceneritore danneggia e distrugge tutte le altre forme di economia circostante. In particolare nel comprensorio del Mela e nelle sue adiacenze a subire i più gravi danni sarebbero le aziende agricole, gli allevatori e in genere gli operatori del settore agro-alimentare, pertanto, i consumatori. In tale evenienza sarebbero immessi sul mercato prodotti contenenti alte concentrazioni di diossine e altri veleni, rischiando sorti simili alle mozzarelle alla diossina della Campania. Anche gli operatori del settore turistico-alberghiero sarebbero colpiti dagli effetti nefasti di un inceneritore, sia per la scarsa attrattività di un territorio insalubre che per la devastazione paesaggistica procurata da un tale impianto. Esso in realtà sommerebbe l’attuale dipendenza dell’economia locale dal petrolio, alla dipendenza dalla spazzatura, perpetuando quello schema per cui solo gli addetti in un tale impianto potrebbero scampare al destino dell’emigrazione o della precarietà, così come i 60 anni di esistenza del polo industriale di Milazzo hanno dimostrato.

Alla luce di questi fatti l’azione dei movimenti contro l’inceneritore del Mela si fa quanto più difficile tanto più necessaria. Ad oggi tredici comuni del territorio hanno deliberato contro qualunque ipotesi di incenerimento dei rifiuti e lo stesso consiglio comunale di S. Filippo del Mela si è espresso contro all’unanimità. Benché l’impianto ricadrebbe nel territorio di quest’ultimo comune il suo carico di malattie e distruzione economica, sociale e ambientale travalicherebbe inesorabilmente i confini del suo piccolo territorio, investendo tutti i 150 mila abitanti del comprensorio. Con questa consapevolezza i gruppi e i comitati che stanno nascendo in tutti i comuni della Valle del Mela e delle sue adiacenze non dicono un semplice No all’inceneritore. Essi esigono che si cambi immediatamente rotta e che si interrompa quell’incubo iniziato 60 anni or sono, con la costruzione del polo industriale di Milazzo, spezzando la dipendenza economica da un modello produttivo obsoleto e fallimentare. Della ricchezza che esso produce nulla rimane sul territorio se non qualche briciola, associata a una spesa sanitaria aumentata, contraltare di anomale medie di mortalità e morbilità per patologie oncologiche e respiratorie, a un asfittico settore turistico e a un contaminato comparto agro-alimentare, che ormai, poco o nulla riesce a produrre.

È tempo che si cominci a progettare insieme, donne, uomini, lavoratori e lavoratrici, organizzazioni di categoria, associazioni e amministrazioni del territorio, la fuoriuscita da questo modello economico. Solo così potremo evitare di rimanere con delle carcasse di impianti ormai spenti, quando i colossi del petrolio o dei rifiuti sceglieranno di andare altrove a fare profitti più alti, dove il costo del lavoro o le normative ambientali più generose lo consentano, come il caso del petrolchimico di Gela dimostra.

Per questo auspichiamo che le amministrazioni del territorio firmino, come la legge prevede, un protocollo d’intesa che progetti le bonifiche e sostenga la transizione verso forme di economia diffusa, non oligopolistica, soprattutto nei settori del turismo e dell’agroalimentare di qualità.

No all’incenerimento dei rifiuti né ora né mai, né qui né altrove. No all’avvelenamento delle persone, all’inquinamento dell’ambiente e alla ricchezza per pochi.

No all’inceneritore del Mela

Si a uno sviluppo che sia cura delle persone e del territorio, partecipazione, inclusione e distribuzione della ricchezza.

Tutti uniti si vince!

S.Filippo del Mela – Archi, 08 Settembre 2015

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firmatari:

-Comitati No inceneritore del Mela

-ARCI Comitato territoriale Messina

-Associazione Terramare Sicilia

-Comitato Mamme per la vita

-“A.D.A.S.C.” – Associazione per la difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini

– Circolo Zero Waste, Milazzo

-Circolo Rifiuti Zero Valle del Mela

-Comitato Jonico Beni Comuni

-La Casa Rossa, Messina

-Associazione Luciese Salute e Ambiente, ALSA

-Amici di Milazzo a 5 Stelle

-Associazione Deka

-Associazione culturale Teseo

-Associazione Tutela Salute Cittadini

-Comitato Tutela Ambiente

-Associazione Tu.Dir.D.A.I.

-Comitato cittadini pacesi per la vita

-Meetup milazzo in movimento

-Coop Arte e a Capo

-Comitato Lenzuoli 27 Settembre

-Associazione co.hi.ba

-Comitato Pioppo Comune

-Associazione APS Aria Nuova

-Coop. Soc. Utopia

-Blog del Mela

-Meetup Grilli del Tirreno

-Movimento Consumatori Italiani

-Circolo Fenapi Antonello da Messina

-Associazione A Sud Onlus

-CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali

-Associazione o2italia

-Associazione Rifiuti Zero Sicilia

-Associazione URBS DELICIAE NOSTRAE Pro Loco Santa Lucia del Mela

-Movimento Cambiamo Messina dal Basso

-Comitato Cittadino Exponiamo

-Associazione SiciliaAntica – Milazzo

-Meet up 5 stelle Capo d’Orlando

-Associazione culturale MediTerraNèo

-Associazione culturale Peter Pan – Santa Lucia del Mela

-Movimento Città Aperta

-Associazione Smasher

per aderire scrivere a [email protected]

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