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Democratizzare la materia ambientale – Nota delle associazioni

Noi membri di Associazioni, Movimenti, Comitati, singole persone (operanti a livello locale, regionale e nazionale per la tutela dell’ambiente, della salute e per la promozione sociale) contro la realizzazione dell’Inceneritore Valle del Mela con l’utilizzo del CSS, abbiamo intrapreso un percorso di coordinamento per chiedere con forza il riconoscimento del diritto di esprimere la propria volontà, indelebilmente tramite un referendum, in merito al realizzando Inceneritore Valle del Mela e che questo diritto venga esteso a tutti i cittadini dei comuni ricadenti in un raggio di 30 km dal proposto mega-inceneritore. Tale (è l’area) area in cui, immediatamente, ricadono immediatamente le emissioni inquinanti (veleni) e si dispiegano i conseguenti effetti distruttivi sul piano sanitario, sociale ed economico. Fermamente convinti che la sovranità appartenga al popolo, come recita il primo articolo della Costituzione della Repubblica Italiana, ribadiamo che la lotta contro il proposto mega-inceneritore del Mela debba essere combattuta sul piano tecnico e su politico della mobilitazione popolare.

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Esauritosi con lo scorso 21 novembre il termine per presentare le osservazioni, come previsto della procedura AIA-VIA, al Ministero dell’Ambiente e del Territorio, rimane l’urgenza di rafforzare e puntellare la chiara contrarietà che i cittadini, in diverse migliaia, hanno già espresso scendendo in piazza il 27 settembre scorso. A tal fine non vi è, al momento, mezzo migliore dell’espressione della volontà di ognuno attraverso la certificazione delle urne, restituendo agli uomini e alle donne del comprensorio Valle del Mela/Milazzo il diritto di decidere sulle proprie sorti, per lunghi decenni espropriato da una miope politica territoriale, attenta solamente ai profitti dei pochi e incapace di ridisegnare un progetto di sviluppo di lungo termine, inclusivo e armonico con le caratteristiche naturali e culturali del territorio.

Accanto al riconoscimento del sostanziale primato della sovranità popolare, espresso nella sua forma diretta, quale ragione più rilevante a sostegno della scelta referendaria, altre se ne affiancano:

1. Un NO espresso da diverse migliaia di cittadini rafforzerebbe la contrarietà già espressa da 18 consigli comunali della zona e metterebbe in seria difficoltà i membri del governo regionale e nazionale, di fronte alla necessità di dover calare dall’alto un progetto avversato apertamente dai cittadini, col rischio di ritrovarsi un egual numero di voti contrari alle prossime tornate elettorali, prime fra tutte le regionali.

2. L’organizzazione della campagna referendaria consentirebbe ai movimenti che da oltre un anno si oppongono al funesto progetto di parlare direttamente e in maniera capillare ai cittadini, cui si offrirebbe uno sbocco concreto alla loro volontà attraverso la partecipazione diretta. Vari comitati referendari di cittadini, tanti quanto i comuni che indiranno la consultazione, potranno formarsi; attorno ad essi e al flusso di informazione che sapranno articolare potrà coagularsi una robusta consapevolezza dell’incenerimento dei rifiuti, ma ancor più della strategie che riducano i danni sanitari ed economici derivanti da una eccessiva produzione di scarti, nonché dallo smaltimento del rifiuto tal quale (o di combustibili derivati) tramite combustione o conferimento in discarica. La gestione dei rifiuti della regione Sicilia, e il suo sistema di discariche (vedi il caso di Mazzarrà S.Andrea) quasi del tutto illegali che ha favorito il trasferimento dei soldi dei cittadini nelle casse delle imprese gestrici degli impianti, dimostra come opporsi al mega-inceneritore del Mela significhi allo stesso tempo pretendere una soluzione globale e di lungo termine del problema dei rifiuti in Sicilia.

Per noi associazioni sottoscritte il referendum è il primo passo per superare la frantumazione delle competenze sul polo industriale di Milazzo-Valle del Mela, quel “divide et impera” che tante vite ha sacrificato nella Valle sull’altare del profitto dei pochi. Non è più accettabile che sugli effetti dell’industria pesante e sui gravi danni sanitari, sociali ed economici che ne derivano, esistano delle asimmetrie di potere decisionale, per cui alcuni comuni abbiano più peso di altri. Un panorama fatto di poteri sbilanciati è il mare caldo e calmo in cui sguazzano gli squali pronti a divorare il futuro dei cittadini, elargendo fondi qua e la, sotto forma di compensazioni o di sponsorizzazioni. Il referendum è la prima formidabile occasione (restituendo la sovranità ai legittimi titolari, i cittadini) perché i comuni inizino un percorso concertato di gestione di tutta la materia ambientale e di riprogrammazione del territorio.

Conseguenza diretta di questa consapevolezza è la nostra ferma condanna per la strategia politica del Sindaco di Milazzo, l’Avv. Formica, molto solerte ed affabile nei comizi, che continua però a gestire il rapporto con la più grande e impattante azienda della provincia di Messina, la Raffineria di Milazzo (RAM), in maniera bilaterale. L’inquinamento e le ricadute sociali di un modello economico con al centro l’industria pesante non osservano i confini amministrativi, pertanto la loro gestione non può riguardare solo alcuni comuni del comprensorio. Ignorare questo significa perpetuare quel vulnus democratico che ha determinato asimmetrie di tutela tra i cittadini del comprensorio, primo fra tutti del diritto loro alla salute, anch’esso sancito dalla Costituzione. I rappresentanti delle istituzioni locali da loro democraticamente eletti non hanno infatti eguali poteri. Appare pertanto sintomatico che proprio il Sindaco Formica, dichiaratosi per primo contrario al referendum sul mega-inceneritore, inteso come passo iniziale verso un percorso di democrazia e concertazione delle competenze su un tema di massima rilevanza per il futuro del territorio, scelga di condurre le relazioni con l’industria, autisticametne, senza consultarsi o coinvolgere gli altri comuni del comprensorio.

Si complica ulteriormente il quadro se si considera che il Sindaco Formica, durante la recente visita agli impianti della RAM, abbia ricercato l’accordo per perfezionare “un protocollo d’intesa per investire nel sociale”, come riportato dalla stampa locale. Tale pratica viene comunemente definita socialwashing‬, e rientra tra le strategie delle aziende atte a rendere “giusto” il proprio operato, soprattutto quando questo sia fortemente sospettato di concretizzare rischi o costi a carico della collettività. Attraverso il “lavaggio sociale” dei loro marchi, le grandi industrie realizzano un risultato ben più importante: il lavaggio delle nostre menti, spesso con la complicità delle istituzioni o peggio di alcune associazioni sedicenti ambientaliste.

Siamo fermamente convinti che a soddisfare i bisogni della collettività debbano giovare i fondi pubblici non le elemosine delle industrie. Piuttosto che essere destinati alla conduzione di guerre, alla costruzione di grandi opere inutili e distruttive e al pagamento di un debito pubblico spesso generato attraverso la corruzione, come la cronaca giudiziaria racconta quotidianamente, i soldi versati dai cittadini attraverso le tasse devono sostenere la sanità, la scuola e tutti i servizi che davvero migliorano la vita dei singoli e delle comunità.

All’imbrattamento dell’aria perpetrato per decine di anni dalle industrie si associa un ben più venefico imbrattamento delle coscienze, se non la loro becera compravendita. A questo dobbiamo rispondere con una secca ribellione, rifiutando il pane avvelenato che la mani sporche di petrolio e spazzatura ci offrono. Cominciamo col bloccare il mega inceneritore per poi pretendere la bonifica del resto del polo industriale.

Comitato No Inceneritore del Mela
Comitato Mamme per la Vita
ALSA Luciese
Associazione Terramare Sicilia
Zero Waste Sicilia
Arci Comitato Territoriale Messina
Zero Waste del Mela
Futura Pace del Mela
Meetup Milazzo

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