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Il Regalo di Natale di Renzi: 9 inceneritori in 8 regioni

Moltissimi governi nazionali o regionali che si sono succeduti al potere negli ultimi 20 anni hanno avuto a che fare le “emergenze” rifiuti. Una questione annosa, dunque, spesso gestita nell’interesse di lobby e signori della monnezza, e a danno di tutti noi, ovvero la collettività.

rifiuti soldiA turno la fazione al potere, coalizione o partito che fosse, si è trovata a gestire emergenze, come quella campana e ora quella siciliana. Le emergenze sono state il migliore strumento in mano ai gruppi imprenditoriali, agli interessi criminali e alla classe politica supina e corrotta, per lasciare la questione in un opaco e costante stato di eccezionalità giuridica e amministrativa; una situazione per cui le normali regole normali  possono essere sostituite da provvedimenti eccezionali e in virtù di questa o quella urgenza i soldi dei cittadini distribuiti ai signori delle disariche o dell’incenerimento,  sempre pronti a offrire la soluzione più dannosa e costosa.

Adesso ci risiamo, le natiche che occupano la poltrona più in alto, quelle del Segrataro del PD e presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, sono impegnate a compiacere le insaziabili voglie dei giganti dei rifiuti (vedi foto), che come instancabili mandrilli cercano di mettere le mani sull’oro puzzolente: la monnezza. Così Palazzo Chigi e torna alla carica rimodellando la lista di cancrovalorizzatori apparsa a fine luglio e legata al decreto sporcaitalia, per cui gli impianti parte della rete nazionale degli inceneritori diventano nove, di cui due in Sicilia.

Vi è un rischio concreto che il cancrovalorizzatore che A2A vorrebbe imporre ad Archi-San Filippo del Mela, usando la vasellina del ricatto occupazionale, rientri tra i nove di questa lista. Sappiano lassù che qui troveranno un ostacolo difficile da superare: la determinazione della gente comune, stanca di piangere i propri morti in cambio dei profitti dei signori del petrolio o della spazzatura, di qualche poltrona da amministratore o parlamentare o borsa di studio da elargire agli istituti retti da dirigenti scolastici compiacenti.

È quindi fondamentale per il futuro di tutti che i cittadini di San Filippo del Mela, Pace del Mela e Gualtieri Sicaminò il 31 gennaio prossimo VOTINO UN NO DI MASSA CONTRO L’INCENERITORE. Su di essi pende la responsabilità di tutte le donne e uomini del territorio. Alla maggior parte di essi infatti il diritto sacro di esprimersi sul proprio futuro è stato negato.

Di seguito “Il regalo di natale di Renzi: 8 inceneritori in nove regioni”, articolo di Virginia Della Sala pubblicato il 27-12-2015 sul il Fatto quotidiano

Sono i primi giorni di dicembre, a Parigi si discute di clima e tutela del Pianeta, le scarse precipitazioni preannunciano il raggiungimento del picco di livelli di inquinamento dell’ aria di cui tanto si discute in questi giorni e già circola una nuova bozza di decreto per la realizzazione di altri impianti di incenerimento indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, all’ Ufficio di Gabinetto e alla Direzione generale del ministero dell’ Ambiente. Buona notizia: i 12 che erano previsti nella bozza di luglio non ci saranno.

Cattiva notizia: ne restano nove. In Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Abruzzo, Sardegna e due in Sicilia si dovranno bruciare 1.951.261 tonnellate di rifiuti l’ anno.

Rispetto a luglio, si “salvano” Piemonte, Liguria e Veneto, quest’ ultimo eliminato a fronte di un ammirevole obiettivo di differenziata pari al 76%. Con i 40 già attivi e i sei in fase di realizzazione, il totale sarà di 55 inceneritori.

Riassunto: è il 29 luglio 2015 quando alle Regioni arriva la bozza di un decreto legislativo che attua la previsione dello Sblocca Italia (legge da novembre 2014) sugli inceneritori. Il testo, svelato dal Fatto Quotidiano, prevedeva l’ autorizzazione di dodici nuovi impianti ed esortava la Conferenza delle Regioni a discuterne il prima possibile per evitare una procedura di infrazione Ue per eccesso di rifiuti in discarica e anche perché il decreto di cui sopra ha fatto degli inceneritori “infrastrutture strategiche di interesse nazionale” (autorizzazioni più veloci e meno poteri di controllo locale).

Di fronte all’ opposizione dei governatori, tra cui molti eletti in casa Pd – da Emiliano (Puglia) a Ceriscioli (Marche), da Crocetta (Sicilia) a Rossi (Toscana) e Marini (Umbria) – il ministro Galletti aveva concesso di rivedere i calcoli esortando le Regioni a inviare le loro controdeduzioni numeriche.

A conti fatti, però, solo il Nord sarà risparmiato perché, sulla base dei nuovi conteggi, i rifiuti della macroarea settentrionale saranno dirottati in Lombardia dove, secondo questa nuova bozza di dlgs, c’ è una sovracapacità di circa 550mila tonnellate all’ anno.

Sono però inseriti anche inceneritori di cui è stata già ufficializzata la data di spegnimento, come quello di Busto Arsizio, la cui estinzione è prevista nel 2017, mentre la regione Lombardia da mesi porta avanti una campagna per il decommisioning (spegnimento) degli inceneritori obsoleti.

I dati, poi, non sono rassicuranti. Secondo i recenti rapporti dell’ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nonostante una lieve diminuzione tra il 2013 e il 2014, si è passati dai 3,8 milioni di tonnellate di rifiuti inceneriti nel 2005 ai 5,1 milioni dello scorso anno (+34,8%).

A giugno, lo studio epidemiologico Arpa sull’ inceneritore di Vercelli ha dimostrato che tra la popolazione esposta, la mortalità aumenta del 20% e la comparsa di tumori maligni del 60 (+400% al colon-retto e +180% al polmone).

“Per essere economicamente sostenibile, un inceneritore deve avere una durata di almeno vent’ anni – spiega Enzo Favoino, esperto di temi ambientali e ricercatore della Scuola agraria del Parco di Monza – Un presupposto che rischia di ingessare gli scenari incrementali di raccolta differenziata”. La maggior parte delle regioni ha fissato l’ obiettivo della differenziata al minimo del 65 per cento, ad eccezione di Emilia Romagna (70 %), Toscana (70%), Umbria (68,6%), Marche (72,3 %): il piano di incenerimento si basa su queste percentuali. Cosa accadrebbe se le regioni decidessero di aumentarle?

Secondo esperti e ambientalisti semplicemente con nuovi inceneritori le percentuali della differenziata non aumenteranno: se gli impianti bruciano meno, producono meno energia e ammortizzarne il costo sarebbe più complicato. Una volta che li hai costruiti, devi farli lavorare a pieno regime. Poi c’ è un’ altra stranezza: finora nei piani industriali – anziché considerare anche il costo di dismissione finale – si è tenuto conto del valore residuo delle installazioni.

A Cremona, ad esempio, la dismissione dell’ impianto è prevista nel giro di tre anni, mentre l’ ammortamento dell’ opera civile avrà bisogno di diversi decenni: per questo ora si discute dell’ eventuale revamping, l’ ammodernamento dell’ impianto che, con lo Sblocca Italia, è entrato a far parte della rete nazionale. “Il ministero potrebbe prevedere piani industriali specifici – spiega Favoino – ma genererebbe tariffe di conferimento molto più alte. Gli ultimi inceneritori sono costati tra i 150 e i 450 milioni di euro: insostenibile spalmare questo investimento su dieci anni”.

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