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Intimorire e controllare: chiesti 16 milioni di euro a una mamma No Terna

Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci. Con questa lista di azioni Gandhi identificava le conseguenze di una lotta giusta ed efficace.

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Silvia la mamma abbruzzese contro cui Terna SPA (vedi comunicato sotto), multinazionale a partecipazione pubblica, ha scatenato le proprie TERRORRI-ficanti rappresaglie giudiziare. A Silvia il colosso

dell’elettromagnetismo ha chiesto 16 milioni di euro. Una cifra enorme, insormontabile, che Terna, anche se dovesse vincere i 24 procedimenti che ha aperto contro Silvia, non recupererà mai, visto che lei non possiede le ricchezze necessarie a pagare. A che serve dunque una richiesta tanto spropositata? A diffondere terrore, tra gli attivisti, le comunità, persino le istituzioni, tra cui molti comuni, che avversano fieramente la costruzione dell’elettrodotto Villanova-Gissi e che pretendono che sulle terre che loro attraversano e vivono dai tempi ancestrali siano loro a decidere e non le smanie di profitto di questa o quella multinazionale.

Silvia e la comunità che le sta attorno combatte una battaglia che è la nostra. La battaglia di chi difende la propria vita ed è stanco di offrire i propri morti, il proprio territorio, il proprio futuro come vittime sacrificale sull’altare dei guadagni e del benessere di altri.

Ai movimenti un pugno di aziende multinazionali nate in Italia ha dichiarato guerra. BAnche quest’anno aziende del calibro di Terna, A2A, Sogin hanno organizzato l’ennesima edizione del Nimby forum, col patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Territorio, dicastero, che invece di tutelare l’ambiente, preferisce progettare coi lobbisty come espropriarlo, spartirlo e convertirlo in denari, ovviamente, per pochi.

Ovviamente è una guerra impari, quella che si combatte, tra giganti pieni di risorse e spalleggiate dai poteri costituiti e piccole donne e uomini che nella quotidiana lotta per un sostentamento dignitoso devono trovare il tempo di lottare contro inceneritori, elettrodotti, mega antenne da guerra, treni ad alta velocità, depositi di scorie nucleari e varie altre amenità. Una guerra che non può essere vinta da soli, da ogni comitato in lotta in difesa del suo territorio per conto suo. È una guerra che può essere vinta solo se si combatte un intero sistema di sviluppo e asservimento agli interessi di pochi, ma organizzati, avvoltoi, impegnati, spesso con il supporto dei poteri costituiti, a inventare schemi per spartire i fondi pubblici (cioè i nostri), con la scusa di dover costruire mega-opere, inutili, ma anche per non costruirle mai, puntando in questo caso alle penali milionarie cui contratti capestro danno diritto, come nel case del ponte-fantasma sullo Stretto.

D’altronde non è sempre il più grande e grosso a vincere. Davide o Leonida: qualche nome da cui trarre ispirazione..

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del comitato Mamme per la Vita di Saponara, Messina

Il Comitato Mamme per la Vita di Saponara esprime la propria solidarietà ai fratelli nella lotta contro Terna di Lanciano (CH) e in particolare alla mamma attivista SILVIA FERRANTES.

Qualche anno fa, Silvia e Luca hanno deciso di lasciare Roma, al fine di far vivere una vita più salubre al loro bambino nella natura incontaminata. Ma pochi mesi dopo la nascita del loro figlio, hanno scoperto che nel raggio di 80 metri dalla loro casa sarebbe stato immesso un traliccio dell’Elettrodotto Villanova Gissi a 380 Kv di Terna.

E’ notizia di questi giorni che Silvia per la sua opposizione non-violenta al progetto e per aver avuto il coraggio di lottare, è stata citata in giudizio per ben 24 volte dalla Multinazionale Terna, 24 processi, tutti separati e distinti, come se si stesse parlando di qualcosa che accade per 24 motivi diversi. Il reato sarebbe stato presenziare alle manifestazioni e a quanto stesse accadendo sui campi nei giorni in cui molti proprietari si sono opposti alle occupazioni d’urgenza per la realizzazione dell’elettrodotto in doppia Terna a 380 Kv.

Per questo “grave reato” Terna ha chiesto a Silvia un risarcimento di 16 milioni di euro.

Tale importo è a dir poco pazzesco, ma è così che Terna vuole dare un avvertimento esemplare per tutti gli attivisti, semplici cittadini e proprietari terrieri, che vogliono tutelare la propria salute e il loro territorio da queste fonti d’inquinamento che distruggono anche la bellezza paesaggistica, ovviamente il tutto con l’Autorizzazione del Governo e dei vari Ministeri, nonostante sia un’opera contestatissima non solo dai cittadini ma anche da alcuni Comuni e da diversi uffici della Regione Abruzzo, che hanno segnalato varie criticità. Diversi i ricorsi ancora pendenti davanti a TAR e Consiglio di Stato..

Difendendo la terra e il futuro dei propri figli si rischia di dover pagare decine di milioni di euro se la controparte si chiama TERNA S.p.a. In realtà sono diversi gli attivisti/proprietari raggiunti dalle citazioni di TERNA ma il caso di Silvia Ferrantes rappresenta un record forse di livello nazionale.

Un’opera realizzata nel 2015 per oltre un terzo in aree a rischio frane e inondazioni, sostanzialmente inutile perché  incarna un’idea obsoleta di pensare la produzione e la distribuzione dell’energia, che ha dato origine a manifestazioni che hanno visto la partecipazione di numerose persone, cittadini, comitati, Sindaci, giornalisti…insomma una comunità. Una comunità che non accetta passivamente quanto imposto dall’alto, da un sistema che sobillando lo spauracchio dei black-out, si incarna nel braccio operativo di una s.p.a., calpestando vite, territori e possibilità future. Una società che recentemente si è vista bocciare dal Consiglio di Stato ben due elettrodotti in Nord Italia.

Deve valere molto la semplice esistenza di questa singola cittadina, forse perché dietro quella mamma si intravede un’intera comunità che quest’opera non la vuole, forse perché la semplice presenza di quella mamma racchiude la vita di una comunità che anche se non si vedrà togliere un pezzo di terra si vedrà togliere la serenità: perché vivere all’ombra di un’opera che genera elettromagnetismo, a cui l’OMS raccomanda di esporsi il meno possibile, che lo IARC dice capace di aumentare notevolmente la possibilità di insorgenza di leucemie infantili; anche se ti lascia la terra ti toglierà per sempre la serenità…

Già conoscevamo l’arroganza e i metodi sprezzanti con cui Terna esercita il suo strapotere ma noi cittadini italiani crediamo di avere il diritto di salvaguardare il nostro territorio e la nostra cultura; crediamo di avere il diritto di difendere i nostri figli, i nostri paesi dall’invasione e manomissione scellerata da parte di multinazionali, dedite all’accaparramento di profitti privati a danno del bene comune.

Invitiamo dunque Terna a rivedere il proprio atteggiamento dittatoriale (purtroppo agevolato dalle politiche economiche del nostro governo), senza scatenare una guerra che porterebbe solo danni a entrambi le parti e a rispettare la volontà popolare e il territorio di cui noi cittadini siamo custodi per i nostri figli e le generazioni future.

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