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Puoi ammalarti ma non puoi votare – incontro pubblico dei comuni che hanno respinto il referendum

Dicono qualcosa…ma non si capisce bene cosa

mela sana

Siamo in campagna referendaria. È importantissimo per le vite di tutte e tutti che domenica 31 gennaio a San Filippo del Mela e a Gualtieri Sicaminò vinca il NO all’inceneritore, perché anche il futuro dei cittadini, cui il diritto di votare è stato negato, venga tutelato

Per questo motivo, come gruppi e associazioni parte del Comitato Referendario Territoriale, abbiamo deciso di andare per le strade, stare con la gente, parlare, informarla e trasmettere l’importanza del voto di domenica. Abbiamo deciso insomma di tralasciare tutte le altre questioni, soprattutto quelle per i soli addetti ai lavori.

Eppure ieri, martedì 19 gennaio, abbiamo fatto uno strappo alla regola. Sospesa la nostra programmazione fatta di volantinaggi e presenza nei paesi, abbiamo partecipato a una riunione convocata dall’amministrazione di Santa Lucia del Mela, assieme a quella di Condrò, San Pier Niceto e Milazzo, per parlare di…referendum. Si avete capito bene, le quattro amministrazioni che hanno rotto il patto dei sindaci del 22 ottobre scorso, con cui si impegnavano, con tanto di altisonanti firme, a estendere il referendum a tutti i comuni dell’area AERCA, sostenendo improvvisamente l’inutilità o addirittura la pericolosità del referendum, hanno voluto riaprire il dibattito sull’argomento.

È stata un’assemblea tesa sin dal primo momento. Sindaci e assessori si sono rincorsi nello ripetere le inesattezze scritte sui giornali ai tempi della rottura del patto: il referendum è pericoloso e inficia la validità delle delibere, dicevano in sintesi. Per parte nostra, è noto, pensiamo tutto il contrario: la volontà popolare, espressa da migliaia di cittadini è l’arma più potente, la migliore per far tremare le sedie dei satrapi che siedono a Roma e Palermo. Migliaia di voti contrari avrebbero potuto ben tradursi in voti contrari alle prossime regionali, discorso non certo nobile ma realistico, cui però le segreterie di partito sono molto sensibili. Inoltre l’indizione del referendum avrebbe consentito di innescare una massiccia campagna di opinione che significa informazione e partecipazione.

Di certo il quesito del referendum poteva essere scritto meglio e con una maggiore aderenza al Testo Unico delle Norme Ambientali che stabilisce che gli impianti dove si mandano rifiuti a combustione si definiscono “inceneritori” e non “impianti di valorizzazione energetica”, come recita il testo adottato. Detto ciò, non possiamo neanche dimenticare che il referendum del 2011 per l’acqua pubblica fu vinto comunque con un quesito incomprensibile ai comuni mortali. Bisogna forse avere più fiducia nell’intelligenza della gente opportunamente informata?
Inoltre non possiamo negare, come evidenziato da tutti i relatori, che la comunicazione istituzionale del comune di San Filippo del Mela sul referendum è quantomeno carente. Se non qualche sparuto manifesto di indizione della consultazione, risalente a decine di giorni fa, null’altro è stato fatto. È questo è tanto più grave se si considera che è stato apposto il quorum del 50 per cento più uno per un referendum consultivo. L’astensione è il vero nemico da battere e se non fosse per le decine di attivisti che giornalmente calcano le gelide strade di San Filippo del Mela, nessuno darebbe alcuna informazione. Diametralmente opposta la situazione a Gualtieri Sicaminò, dove l’amministrazione sembra sinceramente impegnata nella campagna, avendo messo a disposizione supporto logistico e una sede stessa per il Comitato Referendario Territoriale.

È stata anche un’assemblea inutile, in cui gli opachi fini iniziali si sono accompagnati alla latitanza dei risultati in chiusura. Su tutto è regnata sovrana la confusione. Mentre il sindaco Campo di Santa Lucia, assieme al sindaco Campagna di Condrò diceva di essere in qualche modo possibilista sul referendum, l’assessore Maisano di Milazzo sosteneva l’assoluta contrarietà alla consultazione. Alle diverse sollecitazioni dei presenti perché ci fosse una chiara presa di posizione, la migliore risposta trovata dai sindaci è stata “vediamo prima come va il referendum a San Filippo”. Questa bizzarria (è un eufemismo), si è accompagnata ai commenti di noti “ambientalisti”, secondo cui andrebbe atteso l’esito della procedura di AIA-VIA da parte del Ministero dell’Ambiente e del Territorio, prima di indire il referendum. Questo andrebbe poi proclamato dalla città metropolitana. Ci chiediamo, ma un ente che ancora non esiste può indire mai un referendum?

La battaglia contro l’inceneritore va condotta e rafforzata sul piano politico SUBITO. Non è necessario aspettare alcun esito di alcuna procedura AIA-VIA. Benché queste procedure siano di pretesa imparzialità, esse sono troppo spesso piegate ai voleri di chi comanda. Si pensi all’affare MUOS di Niscemi o a quello dell’elettrodotto Sorgente Rizziconi. Quante normative sono state violate da quegli stessi enti che invece dovevano rispettarle e farle rispettare? La valle del Mela ha già abbastanza necrologi di bambini e ragazzi per aspettare che qualche grigio burocrate al soldo di chissà chi emetta il suo verdetto. La valle del Mela è già stata dichiarata Sito d’Interesse nazionale per le bonifiche e Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale, rispettivamente dal Ministero per l’Ambiente e il Territorio e dalla Regione Siciliana, cos’altro dobbiamo aspettare? Questi atti impongono le bonifiche, ma le stesse istituzioni che li hanno emanati li disattendono. Quanto davvero ci possiamo fidare delle procedure istituzionali? E quindi, perché non usare SUBITO l’arma referendaria senza attendere gli esiti della procedura AIA-VIA? Un misto di scarsa capacità di analisi e in qualche caso di mal celata volontà di rispettare le direttive di partito, risponde a queste domande. Non certo la tutela degli interessi di noi tutti.

La si smetta di tentennare e si indica subito referendum in tutti i comuni del comprensorio, per un raggio di trenta chilometri dal sito di Archi-San Filippo del Mela! Ora più che mai questo territorio ha bisogno di fare fronte unico e compatto contro i vandali che vengono dal nord a saccheggiare il nostro territorio, a stuprare la nostra terra e a uccidere i nostri figli: rimanere sordi a questa voglia di salvarsi e riscattarsi significa essere complici. Capito sindaci e amministratori?

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