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Quando barattando la salute per il lavoro si perdono entrambi

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In riferimento all’articolo “La CISL si schiera al fianco di Edipower” apparso sulla Gazzetta del Sud di sabato 25 luglio è triste constatare come la CISL abbia acriticamente sposato, impegnandosi tra l’altro a sponsorizzarlo attivamente, il progetto che punta a trasformare la centrale elettrica di S.Filippo del Mela in un mega-inceneritore di rifiuti: un progetto che riuscirebbe a mettere a repentaglio sia l’incolumità e la salute dei cittadini del comprensorio che i livelli occupazionali.

Tutto questo in un territorio già dichiarato “Area ad elevato rischio di crisi ambientale”, in quanto martoriato da decenni di inquinamento industriale, e con potenzialità di sviluppo delle proprie vocazioni naturali, come quella turistica o agroalimentare, già fortemente penalizzate dalla presenza industriale e dall’inquinamento stesso.

Le pesanti ricadute di quello che, come vedremo, sarebbe uno degli inceneritori più grandi d’europa, rischierebbero di ripercuotersi su un’area molto vasta, visto che in Inghilterra è stato condotto uno studio che documenta effetti nocivi (in particolare aumenti significativi di difetti alla nascita) fino a 32 km dagli inceneritori [1].

Noi riteniamo inaccettabile la logica che vorrebbe barattare il lavoro di 150 dipendenti con la salute di almeno 150 mila abitanti del nostro comprensorio. Logica non solo immorale e lesiva degli interessi pubblici, ma anche fallace, in quanto frutto di una gigantesca truffa, come vedremo, anche ai danni dei lavoratori stessi.

In ogni caso, una questione con delle ricadute pesanti sulla vita di decine di migliaia di persone non può essere lasciata al mero appannaggio della dialettica aziendale e sindacale.

Ma entriamo nel merito del progetto che Edipower/A2A ci vorrebbe riservare per il futuro. La centrale passerebbe dalla produzione di 1280 MWe l’ora ad OCD (olio combustibile desolforato)alla produzione di 54 MWe l’ora tramite i rifiuti, sotto forma di CSS, con una riduzione della produzione energetica di circa il 95% rispetto a quella attualmente dichiarata sul proprio sito internet [2].

Sebbene possa sembrare un valore molto basso per una centrale termoelettrica, per un inceneritore 54 MWe è un valore molto elevato. Infatti i rifiuti sono dei combustibili con un rendimento energetico molto basso, tant’è vero che, per ottenere quei “miseri” 54MWe bisognerà bruciare ogni ora 53,3 tonnellate di CSS, prendendo per buoni i dati forniti dalla stessa Edipower.

In un anno fanno ben 467 mila tonnellate di CSS. Il CSS rappresenta la frazione combustibile dei rifiuti (in prevalenza costituita da plastica, carta e cartone, ma anche pneumatici ecc…), ottenuta togliendo dai rifiuti stessi tutto ciò che non è inceneribile. Tale frazione si aggira solitamente intorno al 60% della massa totale dei rifiuti, quindi incenerire 467 mila tonnellate di CSS equivale ad incenerire circa 700 mila tonnellate di rifiuti tali e quali.

Volendo fare dei paragoni, tali valori sono molto vicini a quelli dell’inceneritore di Brescia, in assoluto il più grande d’europa, e più o meno equivalenti all’inceneritore di Acerra (NA), anch’esso gestito da A2A, recentemente sospettato per la continua moria di cittadini, anche giovani, tanto che il governatore campano uscente ha dovuto nominare a furor di popolo una “task force” per vederci chiaro [3].

In altre parole, per produrre un misero 5% dell’energia attualmente prodotta si vorrebbe trasformare la CTE di S.Filippo in un inceneritore analogo a quello di Acerra, sospettato di essere uno dei più mortiferi d’europa!

Del resto esiste una copiosa letteratura scientifica che dimostra come gli inceneritori siano pericolosi per la salute pubblica e siano correlati ad un incremento della mortalità e morbilità nelle popolazioni della zona circostante.

Questa pericolosità rimane accertata nei più recenti studi anche per i cosiddetti “inceneritori di nuova generazione”, dotati delle “migliori tecnologie disponibili”.

Recentemente ad esempio è stato reso pubblico uno studio dell’ARPA piemonte [4], condotto nel 2014 sugli effetti dell’inceneritore di Vercelli, quindi in presenza della moderne tecnologie,  che dimostra come i moderni inceneritori uccidono quanto quelli vecchi. E pensare che nell’inceneritore di Vercelli, oggetto dello studio, si bruciavano “solo” 75 tonnellate di rifiuti al giorno, mentre a S.Filippo se ne vorrebbero bruciare 17 volte tanto (53,3 l’ora, ovvero 1279 al giorno)! Se a Vercelli è stato riscontrato un significativo incremento della mortalità, per la valle del mela cosa ci dovremmo aspettare? Un genocidio?

Nello studio dell’ARPA piemontese è stato inoltre riscontrato un incremento significativo di patologie neuropsichiatriche, depressione in primis. Vale la pena notare come questo dato sia in linea con varie ricerche, come quella del dott. Stefano Montanari, che si può considerare il principale ricercatore sulle nanopolveri . Infatti tali ricerche hanno già da tempo chiarito come le nanopolveri, emesse tipicamente dai moderni inceneritori, sono responsabili di svariate patologie (non solo tumorali), tra cui quelle neuropsichiatriche per l’appunto. Ma anche cardiovascolari (infarti, ictus ad esempio), malformazioni congenite, aborti, mortalità perinatale, ecc… [5].

Ma veniamo al dettaglio delle emissioni dell’inceneritore che Edipower vorrebbe “donare” al nostro già martoriato territorio.

Edipower stessa dichiara che verranno emessi ben 400.000 metri cubi di fumi ogni ora. Cosa conterranno questi fumi? La combustione dei rifiuti da vita ad una tipologia molto varia di sostanze, molte delle quali estremamente nocive. Se ne contano almeno 250 solo tra quelle note (con possibilità che ce ne siano ancora da scoprire), tra cui molte sono classificate come “sicuramente cancerogene” dall’OMS. Una delle molecole più pericolose che viene prodotta tramite la combustione dei rifiuti è la diossina. Edipower dichiara che ogni metro cubo di fumi emessi conterrà un valore massimo di 50 pg di diossina. Anche se volessimo prendere per buoni questi dati, facendo i dovuti calcoli si evince che ogni anno verrebbero emessi 175 mg di diossina.

La diossina è uno dei veleni più potenti tra quelli esistenti, ad esempio 500 volte più potente della stricnina.
La sua dose letale è infatti di 0,001 mg pro kg se consideriamo la mortalità per intossicazioni acute, ma esplica cronicamente effetti mutageni e cancerogeni anche ad esposizioni molto inferiori [6]. La sua molecola non è biodegradabile nelle comuni condizioni ambientali, quindi col tempo si accumula sempre più nelle matrici ambientali, nella catena alimentare e negli organismi viventi.

Questi 175 mg annui “dichiarati” di diossina basterebbero da soli a far diventare la centrale di S. Filippo uno degli impianti industriali con maggiori emissioni di diossina d’italia.

Ma è poi vero che saranno 175 mg? Ci sono vari motivi per credere che saranno molti di più. Innanzitutto va detto che vi sono le evidenze scientifiche secondo le quali è vero che le alte temperature (oltre 850°) reclamizzate dai moderni inceneritori tendono a spezzare i legami chimici della diossina, ma si è constatato che poi le sue molecole tendono a riformarsi non appena la temperatura scende [7]. Vale a dire che la diossina tenderà a riformarsi non appena i fumi saranno usciti dal camino. Cosicchè la diossina effettiva emessa sarà ben maggiore di quella misurabile all’uscita del camino.

Tra l’altro, bisogna considerare che la prassi sui monitoraggi al camino esistente in Italia consiste al massimo in un controllo ogni quadrimestre. Del resto per sostanze nocive come diossine e metalli pesanti non esiste al momento una strumentazione analitica in grado di misurarne il valore in tempo reale. I controlli periodici non vengono effettuati “a sorpresa”, ma previo “avvertimento” all’azienda. Così facendo, le emissioni al camino verranno monitorate al massimo 3 volte l’anno, mentre nei restanti 362 giorni non esisterà di fatto alcuna garanzia sulla reale entità delle emissioni.

L’abbattimento delle diossine è affidata all’impiego dei carboni attivi ed ai depolveratori. Maggiore è l’efficienza di questi sistemi, maggiore sarà la quantità di polveri nocive trattenute dai sistemi di filtraggio che dovranno essere smaltite in discariche speciali con costi molto elevati. Pertanto mantenere durante l’attività ordinaria la stessa efficienza di abbattimento dei giorni in cui avvengono i controlli andrebbe contro gli interessi aziendali. Ad esempio impiegare meno carboni attivi nei giorni privi di monitoraggi farebbe risparmiare.

Pertanto non vi è alcuna garanzia che i valori effettivi delle emissioni di diossina (come di altri inquinanti) non saranno nella realtà molto superiori rispetto a quelli dichiarati.

Un altro aspetto importante delle emissioni degli inceneritori è quello riguardante le polveri.
Il valore limite delle polveri è riferito, come nel caso degli altri inquinanti, alla concentrazione nel singolo metro cubo di fumo, senza quindi prendere in considerazione la quantità dei metri cubi emessi. Per di più, nel caso delle polveri, il valore limite si riferisce alla massa (ovvero al peso) delle polveri prese nel loro complesso, senza considerare le loro dimensioni ed il loro numero.
Le polveri degli inceneritori moderni sono costituite per circa il 90% da nanopolveri (con dimensioni inferiori ad 1 micron), che danno un contributo trascurabile al peso complessivo delle polveri, ma che invece forniscono il maggior contributo all’area superficiale totale delle polveri. Recenti studi [8] dimostrano che è proprio l’area superficiale totale delle polveri ad avere la maggiore correlazione con l’aumento della mortalità, specialmente se paragonata al peso delle polveri totali o all’esposizione ad inquinanti gassosi come l’SO2.

Le nanoparticelle quindi, pur non rappresentando alcun problema per i limiti di legge, costituiscono un problema serio dal punto di vista sanitario, forse il principale dei moderni inceneritori.
Esse vengono prodotte in gran quantità da questi ultimi, sia per le elevate temperature di combustione, sia perchè, a causa delle loro dimensioni, il loro abbattimento risulta inadeguato anche da parte dei più moderni sistemi di filtraggio.
La loro pericolosità risiede innanzitutto nel loro elevato potere penetrante negli alveoli polmonari, nel sangue e nei tessuti dell’organismo (mentre le polveri più grossolane ad esempio vengono in gran parte trattenute nelle alte vie respiratorie).
Nel caso degli inceneritori la loro pericolosità risiede anche nella loro composizione chimica, rappresentata per lo più da leghe di metalli pesanti.
Sulla loro superficie inoltre si possono adsorbire facilmente anche molecole organiche tossiche come ad esempio le diossine.

Val la pena a questo punto menzionare gli studi e le osservazioni della comunità medica su inceneritori e CSS. E’ significativo in particolare il corso di aggiornamento professionale per il 2015 intitolato “Salute e ambiente: aria, acqua e alimentazione”, consultabile da medici ed odontoiatri sul portale FadInMed.it. Il corso è stato realizzato dalla commissione Professione- Ambiente Salute della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ed ovviamente accreditato dal Ministero della Salute.
In particolare il IV capitolo, reso consultabile da chiunque in un apposito link [9], è dedicato all’inquinamento atmosferico ed è interessante perchè prende in esame vari studi sull’impatto sanitario anche dei moderni inceneritori, di cui viene dimostrata la pericolosità nonostante le migliori tecnologie (BAT), e soprattutto perchè fa un confronto tra le emissioni che si ottengono sostituendo il CSS ai combustibili fossili. Ebbene, dagli studi esaminati risulta che il CSS sarebbe ancora meno preferibile del carbone, che i cittadini del nostro comprensorio hanno bocciato con il referendum del 1989.

Questo perché a fronte di una pressochè nulla riduzione delle emissioni degli inquinanti gassosi come CO2, SO2 e NOx, si otterrebbe un vistoso incremento delle emissioni di metalli pesanti e la comparsa di “microinquinanti” estremamente tossici come le diossine, caratteristici della combustione dei rifiuti.

Paradossalmente Edipower è arrivata a sostenere che il proprio progetto comporterà un miglioramento del bilancio ambientale della valle del mela. Tale miglioramento risiederebbe essenzialmente in una riduzione degli inquinanti gassosi (CO2, NOX e SO2), spacciato come un merito del CSS anziché come un’ovvia conseguenza della drastica riduzione della produzione energetica complessiva.

Poco importa poi se le emissioni di metalli pesanti o delle nanopolveri peggioreranno. Poco importa se le evidenze recenti correlano la mortalità molto di più alle nanopolveri piuttosto che agli inquinanti gassosi. Poco importa se compariranno altri inquinanti molto più nocivi di quelli attuali, come le diossine.

Altra considerazione, di non secondaria importanza, è quella legata al traffico di mezzi pesanti che dovranno far pervenire alla centrale oltre 50 tonnellate di CSS ogni ora.
Ce n’è insomma abbastanza per capire come l’utilizzo del CSS peggiorerebbe enormemente l’impatto ambientale e sanitario nella valle del mela e nel vasto e densamente popolato comprensorio circostante.

Ma l’inceneritore rischia di essere una truffa anche per gli stessi 150 dipendenti della centrale, che spesso vengono utilizzati come veri e propri “scudi umani” per giustificare il progetto che abbiamo visto.

In realtà i moderni inceneritori non danno alcuna garanzia occupazionale perché sono impianti in gran parte automatizzati. Per di più il CSS è ben lungi dal rappresentare un combustibile del futuro, vista la tendenza verso un progressivo incremento della raccolta differenziata dei rifiuti, che toglie inevitabilmente combustibile agli inceneritori. Negli ultimi anni infatti gli inceneritori stanno andando incontro nel complesso ad una progressiva riduzione [10].

In ogni caso, con un ridimensionamento così drastico della produzione energetica della centrale, ridotta addirittura ad un ventesimo rispetto a quella attuale, appare molto inverosimile il mantenimento dei livelli occupazionali.

Vi è quindi il fondato sospetto che passato poco tempo dalla realizzazione del progetto si procederà comunque alla riduzione dei livelli occupazionali, magari giustificata con altre scuse.

Dall’articolo in questione della Gazzetta del Sud apprendiamo che Edipower conta di ottenere le autorizzazioni entro 18 mesi. Questo denota una certa arroganza visto che pressochè tutti i consigli comunali della valle del Mela (incluso quello di San Filippo del Mela), come anche la consulta ambiente di Milazzo, si sono espressi contro il progetto in questione o comunque la combustione di rifiuti e derivati.

Evidentemente o si punta a farla in barba non solo al diritto alla salute dei cittadini, ma anche al parere degli enti locali, o si confida in qualche accordo sotto banco dell’ultim’ora.

Alla politica invece noi ricordiamo l’esempio di Brindisi, ove comune, provincia e regione hanno rigettato compatti la richiesta di Edipower di introdurre il CSS in co-combustione nella propria centrale elettrica a carbone di Brindisi Nord. A riprova del fatto che il CSS è stato ritenuto peggiorativo rispetto al carbone stesso [11].

La Cisl per il momento ha scelto di proporsi come intercessore presso la politica affinchè vengano date al più presto le necessarie autorizzazioni al progetto di Edipower. Un progetto che:

– rappresenta una vera e propria dichiarazione di guerra alle popolazioni della valle del mela e dintorni, tanto che contro di esso è stata già avviata una raccolta firme [12] ancora in corso che ha già raccolto molte migliaia di firme di cittadini;

– non da alcuna garanzia occupazionale nel medio-lungo termine;

– per giunta ha già incassato il parere negativo di quasi tutte le amministrazioni comunali del comprensorio.

Riteniamo che la CISL, così come le altre organizzazioni sindacali, farebbero meglio gli interessi dei lavoratori che rappresentano – i quali fanno anch’essi parte dei 150 mila abitanti del comprensorio minacciati da questo progetto, oltre ad avere tra questi anche famiglie, parenti ed amici – se si mettessero intorno ad un tavolo con le associazioni di cittadini al fine di elaborare una proposta di conversione alternativa da proporre e rivendicare all’azienda, una proposta che concili il diritto al lavoro dei 150 ed alla salute dei 150 mila e che troverebbe più facilmente l’accettazione delle comunità locali oltre che della politica.

 

Note:

  1. http://ambientefuturo.interfree.it/tassi%20di%20difetti%20alla%20nascita%20in%20Inghilterra.pdf

 

  1. Si veda ad esempio http://www.uiltecsicilia.it/attachments/article/422/Prima%20Bozza-Lettera%20di%20Intenti-1.pdf

 

  1. http://www.terranostranews.it/wp/2015/05/23/acerra-morti-di-cancro-e-inceneritore-la-regione-istituisce-una-task-force-per-vederci-chiaro/

 

  1. http://www.arpa.piemonte.it/news/concluso-lo-studio-epidemiologico-arpa-sullinceneritore-di-vercelli

 

  1. al seguente link è consultabile un interessante video contenente alcune tra le più significative dichiarazioni del dott. Montanari sugli inceneritori: https://www.youtube.com/watch?v=iKRNIBaS-gM.

 

  1. http://www.food-info.net/it/qa/qa-wi2.htm

 

  1. Cormier SA, Lomnicki S, et al. Origin and health impacts of emissions of toxic by-products and fine particles from combustion and thermal treatment of hazardous wastes and materials. Environ Health Perspect 2006;114:810-7.

 

  1. http://ambientefuturo.org/wp-content/uploads/2010/04/traduzione-lavoro-scientifico-del-dottor-vyvian-howard.pdf

 

  1. https://drive.google.com/file/d/0BxfXjQtowYAkb1ZadVhSNnA5Q0E/view

 

 

  1. http://www.cartabiancanews.com/2015/07/rifiuti-lemilia-romagna-verso-lo-spegnimento-degli-inceneritori/ , https://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritori_in_Italia , http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2013/21-maggio-2013/inceneritore-non-serve-piu-fusina-chiude-entro-2013-2221249356519.shtml

 

  1. http://www.brindisioggi.it/nessuna-autorizzazione-per-edipower-la-provincia-da-parere-negativo-al-progetto/

 

  1. http://noinceneritoredelmela.altervista.org/wp-content/uploads/2015/03/Petizione-No-Inceneritore-del-Mela.pdf

 

 

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