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Sovrano a chi? – Perché il referendum rimane lo strumento migliore

La decisione dei comuni di San Pier Niceto, Santa Lucia del Mela e Condrò di venir meno agli impegni presi e sottoscritti lo scorso 22 ottobre con la firma dei sindaci ci ha colto di sorpresa, inutile dirlo. Pensavamo che la firma di un Sindaco o un Assessore fosse un impegno più difficile da ignorare. Amarezza a parte, abbiamo argomentato più volte e approfonditamente le motivazioni per cui un referendum rappresenta un’arma potentissima contro l’inceneritore. Esse poggiano sul diritto amministrativo ma soprattutto sul buon senso.

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Un NO espresso da decine di migliaia di cittadini vale più di qualunque delibera. Al contrario, si sostiene che i referendum toglierebbero efficacia alle determinazioni con cui i Consigli Comunali hanno sancito la netta contrarietà all’utilizzo del CSS. Ma quale efficacia? Quelle delibere sono una mera espressione di volontà. L’unico parere che conta nell’iter autorizzativo del mega-inceneritore di Archi è quello che il Comune di San Filippo del Mela emetterà in Conferenza dei Servizi. Anche il responso referendario è ascrivibile all’ambito delle volontà e non delle decisioni. Di fronte alla mancanza di decisiorietà di ambedue gli strumenti, quale peserebbe di più sul tavolo di Crocetta o di Renzi? Uno votato da trenta rappresentanti (come nel caso del consiglio comunale di Milazzo) o uno votato da 30 mila o più cittadini? Una minima seppur presente onestà intellettuale giova ad ammettere che in Conferenza dei Servizi, sede decisoria, il parere del Comune di San Filippo del Mela dovrà bilanciarsi con quello della Provincia, della Regione e del Ministero. Tralasciando la Provincia, ora guidata da un commissario governativo, sia la Regione che lo Stato sono guidati da governi fermamente a favore dell’incenerimento. Se discrasie ci sono tra il PD regionale e quello nazionale, sono su quanti impianti infliggere alla Sicilia, sei vorrebbe Crocetta e due Renzi. Ora, dato che notoriamente i signori che ci governano sono ossessionati dalla probabilità di essere rieletti e rimanere con le natiche ben salde sulla poltrona, riuscirebbero comunque a ignorare decine di migliaia di voti contrari al Css, in vista delle prossime elezioni Regionali? Ovviamente no.

Il referendum è il modo migliore per restituire ai cittadini la capacità di determinare il proprio futuro. Il popolo è sovrano recita la nostra costituzione, ma sembrano averlo dimenticato sia gli amministratori della zona e sia, purtroppo, gran parte dell’ambientalismo locale rimasto tiepido se non in aperto dissenso con l’ipotesi referendaria. Oltre a non aver letto l’Art 1, non ascoltavano neanche Giorgio Gaber, quando cantava che: libertà è partecipazione. Riportato al nostro contesto significa che il referendum è lo strumento più efficace per coinvolgere gli uomini e le donne che abitano questo territorio. L’organizzazione della campagna referendaria, attraverso comitati locali, dibattiti pubblici e campagne d’informazione, ancorché uno strumento per vincere la consultazione, rimane un modo efficacissimo di diffondere consapevolezza, innescare il dibattito e favorire la mobilitazione. Il concetto risulta oscuro ad alcune note associazioni locali sedicenti ambientaliste: stranamente, esse contano solo le medaglie dei loro fallimenti. Spesso a caccia di incarichi o impegnati nella costruzione di carriere politiche, i loro presidenti, a discapito di soci invisibili, hanno perso tutte le importanti sfide degli ultimi decenni, tra cui, la più recente, quella contro l’elettrodotto Terna. Solo una volta si vinse: era il 1989 e grazie a un referendum la centrale a carbone fu fermata per sempre. Noi comitati e associazioni contro l’inceneritore siamo un movimento civico e non ambientalista, un movimento che si batte per il diritto di vivere liberi dai veleni e con la possibilità di uno sviluppo che non siano le briciole di pane contaminato che elargiscono le multinazionali del petrolio e della spazzatura.

Il referendum è il primo passo per superare la frantumazione delle competenze, quel “divide et impera” che tante vite ha sacrificato nella Valle sull’altare del profitto dei pochi. Non è più accettabile che sugli effetti dell’industria pesante e sui gravi danni sanitari, sociali ed economici che ne derivano, esistano delle asimmetrie di potere decisionale, per cui alcuni comuni abbiano più peso di altri. Un panorama fatto di poteri sbilanciati è il mare caldo e calmo in cui sguazzano gli squali pronti a divorare il futuro dei cittadini, elargendo fondi qua e la, sotto forma di compensazioni o di sponsorizzazioni. Il referendum è la prima formidabile occasione (restituendo la sovranità ai legittimi titolari, i cittadini) perché i comuni inizino un percorso concertato di gestione di tutta la materia ambientale a cominciare dall’inceneritore, passando per la raffineria, arrivando alla mancanza dei piani di evacuazione, al posizionamento dei serbatoi della RAM e di Edipower vicino alle case, alla becera questione delle sponsorizzazioni.

Il documento dei comuni defezionari annovera tra i motivi della marcia indietro il fatto che il quesito referendario approvato dal comune di San Filippo del Mela sia poco chiaro e comunque migliorabile. Su questo concordiamo, nel merito. Non possiamo farlo nel metodo. Un atteggiamento costruttivo avrebbe richiesto che i Sindaci dei tre comuni convocassero di nuovo il tavolo che aveva portato al Patto referendario dei sei e partecipassero gli altri dei loro dubbi. Rimane un dovere morale e una necessità politica mantenere in piedi il Patto referendatio. A tal fine il primo passo è trovare una migliore formulazione del quesito, che includa le definizioni di “incenerimento” e “coincenerimento”, a norma DL 152/2006, per descrivere le attività industriali sul cui avvio i cittadini sarebbero chiamati a decidere. avendo cura di assicurare al testo la sufficiente generalità, rendendo il NO al proposto mega-inceneritore Edipower un NO contro qualunque ipotesi di incenerimento di rifuti.

Consci della forza di queste argomentazioni e preso atto che il comunicato congiunto dei tre comuni non chiude la porta al referendum, ma solleva semplicemente delle riserve, chiediamo ai Sindaci di tornare al tavolo intercomunale a cui devono essere invitati tutti i comuni del comprensorio, oltre quelli dell’area AERCA, interessati dai funesti effetti del mega inceneritore. La strada del referendum rimane l’unica in grado di compattare  col cemento della partecipazione democratica quei migliaia di cuori, uniti per la vita e contro l’inceneritore, una cui piccola ma cospicua rappresentanza ha sfilato per le vie di Archi lo scorso 27 settembre. L’unica in grado di far tremare le sedie dei potenti, che spesso usurpano la sovranità popolare, per usarla a loro vantaggio e a danno nostro. L’unica in grado di ergere un NO impossibile da ignorare. Un muro impossibile da scavalcare.

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