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Un affare milionario che scatena gli appetiti dei colossi energetici

* Scritto da Emanuele Lauria e apparso su Repubblica Palermo del 21-01-2010

Da A2A a Enel: ecco chi potrebbe entrare nella partila degli inceneritori

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Si è riaperta, ufficialmente, l’era dei termovalorizzatori. Totem dell’inquinamento e del malaffare negli anni di Cuffaro, soluzione indispensabile ora. Sembrava tramontata, quest’epoca, con la sentenza della Corte europea dell’estate del 2007 che bocciò per scarsa pubblicità la gara bandita dall’amministrazione regionale e bloccò la costruzione di quattro mega impianti a Bellolampo, Augusta, Paternò e Casteltermini. Quella storia generò una serie di inchieste giudiziarie e un cospicuo spreco di risorse pubbliche: basti pensare ai 42 milioni ingoiati da un buco nero di progetti e consulenze per un’opera che non vide neppure le fondamenta, ovvero l’inceneritore sulle colline sopra Palermo. Adesso si ricomincia, con uno degli «interventi choc» del governo nazionale annunciati neigiorni scorsi dal sottosegretario Davide Faraone e in sostanza accettati anche dal presidente della Regione Rosario Crocetta. Il prossimo intervento sarà il commissariamento che sarà firmato nel giro di qualche settimana. Inizialmente Palazzo Chigi e il ministero dell’Ambiente erano intenzionati a inviare diversi commissari, uno per ciascun ambito indicato dalla diffida di agosto. Ma, non avendo la Regione rispettato alcuna delle scadenze prefissate, si va verso l’indicazione di una figura unica. In omaggio ai nuovi, ostentati, buoni rapporti fra Roma e Palermo il commissario avrà la fiducia del governo Renzi ma anche una minuziosa conoscenza del sistema siciliano dei rifiuti. Questo l’identikit, il nome è ancora top secret.

È certo che il commissario, fra i suoi primi atti, dovrà imprimere un’accelerazione proprio alla costruzione degli inceneritori. Il numero di due grandi termovalorizzatori previsto nel piano dell’esecutivo Renzi, in luogo dei sei più piccoli richiesti dalla Regione, dovrebbe garantire maggiore rendita ai costruttori e dunque incentivare le grandi imprese del settorea investire in Sicilia. E qualcosa già si muove. La A2A, colosso da 10 miliardi di fatturato che ha rilevato la Edipower, ha presentato nell’ autunno scorso al ministero dell’Ambiente le richieste di autorizzazione per la riconversione della centrale termoelettrica di San Filippo del Mela. Il progetto è quello di un impianto che “bruci” il combustibile proveniente dalla lavorazione dei rifiuti (Css) per produrre energia. Lo stabilimento che intende costruire A2 A—società che ha realizzato i termovalorizzatori di Brescia, Milano e Acerra — potrebbe assorbire circa 300 mila tonnellate annue di rifiuti trattati, a fronte di un fabbisogno attuale di 685 mila tonnellate. L’investimento stimato è di circa 200 milioni di euro.

Nessuna soluzione, ovviamente, è ancora stata individuata ma più che a impianti nuovi di zecca si pensa proprio alla riconversione di quelli esistenti: non è escluso che anche l’Enel possa riconvertire le sue centrali di Augusta o di Termini, alla luce del prossimo completamento dell’elettrodotto Sicilia-Calabria di Terna. Più lontane, ma non da scartare, le ipotesi che portano ad altre aziende private di grandi dimensioni, come la Mera partecipata dai Comuni dell’Emilia Romagna. Sono tutte imprese che con il governo del Pd possono vantare buoni rapporti: la A2Aèquotata in Borsa ma per il 50 per cento è controllata dai Comuni di Brescia e Milano. E sulla poltrona di sindaco del capoluogo lombardo, da giugno, potrebbe sedere l’ex commissario Giuseppe Sala la cui candidatura a Piazzo Marino è stata fortemente voluta dal premier Renzi.

Diversi i problemi che restano sul tappeto: uno è quello della localizzazione degli impianti. Bellolampo, al momento, è una soluzione da escludere per ragioni logistiche ma rimane comunque necessario individuare un sito nella Sicilia occidentale. E la realizzazione dì due soli impianti non risolverebbe comunque la questione della migrazione, lunga le strade dell’Isola, di una miriade di camion carichi dì rifiuti. C’è poi il nodo dei tempi: per fare i termovalorizzatori serviranno non meno di tre anni. Un periodo lunghissimo, vista la non lontana saturazione delle attuali discariche gestite per gran parte dai privati. Ecco perché il nuovo commissario dovrà adoperarsi per trovare soluzioni transitorie, da mettere in atto già prima dell’estate, quando scadrà l’ultima proroga firmata da Crocetta. Fra queste, ormai è certo, c’è il trasporto dei rifiuti fuori dal territorio isolano. Si stanno studiando in questi giorni i costi dei viaggi in nave dei rifiuti verso Paesi stranieri. Ma prende quota anche l’ipotesi di un trasferimento dei rifiuti in eccedenza verso i termovalorizzatori presenti in altre regioni d’Italia. Su tutti quello dì Parma, che può bruciare più rifiuti di quelli prodotti sul territorio. La Regione di Crocetta, insomma, potrebbe inviare la propria spazzatura nel Comune amministrato da un sindaco grillino, Federico Pizzarotti. Solo una curiosità, entro i confini di un’emergenza che adesso richiede provvedimenti drastici. Si punta alla conversione di centrali elettriche.

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